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Un Dicembre in poche parole

Mi ritrovo a scrivere dalla sicilia, 24h dopo il mio burrascoso arrivo da una Torino che sembrava la Scandinavia tanto era fredda. Piu’ che un viaggio è stato un pellegrinaggio della speranza, di quelli che non sai mai se arrivi e che magari ti cambiano pure dentro, un’esperienza devastante.

Otto ore ad aspettare in aeroporto uno stracazzo di aereo/equipaggio persi chissà dove, mentre gli aerei per Roma partivano (che se prendevo il volo con scalo piuttosto che il diretto magari ci mettevo 6 ore in meno). Altre 2 ore di attesa sull’aereo per ripulire l’aereo dalla neve, aspettare altri voli in partenza, ri-ripulire l’aereo. Si parte si, si parte no, si parte boh. Forse l’aeroporto chiude, ma anche no. Alla fine si parte, per davvero.

Sull’aereo ripenso un pò a quello che è successo in questo mese e che non ho avuto tempo di scrivere sul blog. Un mese passato a:

Compilare scartoffie. Perchè si è vero, ti assumiamo, ma una multinazionale non è una piccola società di consulenza, ed hai bisogno di 13 account e 19 password per fare in modo che qualcuno si accorga della tua esistenza. Ognuna ha il suo scopo, ma mi raccomando! Compila questi 20 moduli per ogni account e rivolgiti a queste 5 persone se hai problemi. Inutile dire che ho avuto problemi…

Lavorare. Dopo che uno comunica il piano ferie, è finita. “Ricordati di finire questo”. “Ricordati di fare quest’altro”. “Ah, vai in ferie! Hai tempo per farmi un favore?”. No, non ho uno stracazz di tempo. E si, il capo mi ha pure detto che c’è maretta e non posso fare straordinari. Eccerto, mando a lavorare il mio ologramma che almeno non timbra.

Fare orari piu’ umani. L’insonnia è una brutta bestia, ed è piu’ difficile da domare del previsto. Ho recuperato un’ora, ma la strada è ancora lunga. Il medico di famiglia, che in genere mi dà buoni consigli, mi propone un sonnifero. Come se avessi bisogno di un’altra dipendenza… No grazie, sono già un cattivo diabetico e non voglio diventare un buon impasticcato.

Sbrigare un pò di cosette. Tipo, le cene natalizie coi colleghi, riparare il termostato della caldaia, comprare un caricabbaterie per l’auto che non si degna di accendersi, fare il tagliando alla moto, pensare ai regali di natale. Naturalmente, la moto ha avuto la precedenza 😉

Sopravvivere. La neve sarà sbrilluccicosa e morbida. Sarà anche il simbolo del natale.  Ma è anche gelo che ti brucia nelle ossa e che ti raggiunge anche con 3 giacconi indosso. Zero voglia di uscire di casa, strade intasate ed invase da un fango grigio/bianco o da lastroni di ghiaccio su cui si potrebbe benissimo pattinare. Di certo non il mio clima ideale.

Poi l’aereo arriva. Sono le 11 di notte a Catania e ci sono 12°.  Uaz, sembra di stare in paradiso e torino sembra solo un (freddo) ricordo.

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